
02 April 2026
Un asciugamano, dell’acqua… e Dio si rivela - Omelia Giovedì Santo 2026 BVI
Il podcast di don Andres Bergamini
About
Un tempo drammatico e una Parola che lo illumina
Anche quest’anno ci ritroviamo a vivere il triduo pasquale dentro un tempo profondamente drammatico. La logica della guerra, della violenza e delle armi sembra dominare tutto, generando angoscia. Ripensando agli anni passati, mi accorgo che non è una novità: abbiamo attraversato il tempo del Covid, la guerra in Ucraina, il 7 ottobre, il genocidio a Gaza, e ora nuovi conflitti come quello in Iran. A tutto questo si aggiungono le fatiche delle nostre famiglie e delle nostre vite personali.
Eppure, proprio dentro questo contesto, mi accorgo che le Scritture di oggi parlano esattamente di questa realtà: non la ignorano, ma la attraversano e la illuminano.
Un popolo oppresso, una comunità divisa, un cuore ferito
Rileggendo il libro dell’Esodo, vedo un popolo schiavo, oppresso, senza alcuna possibilità di liberazione con le proprie forze. Il nemico è troppo potente, e la situazione sembra senza via d’uscita.
Anche la comunità di Corinto, a cui Paolo scrive, vive una situazione difficile: divisioni, incomprensioni, incapacità persino di condividere la cena del Signore. Non c’è unità, ma frammentazione.
E nel Vangelo, Gesù si trova in un momento drammatico: è alla fine della sua vita, tradito, con il male già all’opera nel cuore di Giuda. Questo è il clima: tensione, fragilità, oscurità. Un clima che riconosco anche nei nostri cuori.
La lavanda dei piedi: un gesto sorprendente
Dentro questa situazione, Gesù compie un gesto che mi sorprende ogni volta: la lavanda dei piedi. È come un colpo di scena, una genialità che spiazza i discepoli.
Gesù vuole dimostrare quanto li ama, e sceglie di farlo in modo concreto e inatteso. Si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, un catino e si mette a lavare i piedi ai suoi discepoli. Si fa servo, si china, li tocca, li purifica, li prepara.
Questo gesto rivela un amore fino alla fine, un amore che non si limita alle parole ma si traduce in azione. Gesù si abbassa fino a diventare il più piccolo, il più umile.
La resistenza di Pietro e l’urgenza di accogliere
Di fronte a questo gesto, Pietro reagisce: non riesce ad accettarlo. È troppo forte, troppo sconvolgente. Ma Gesù è deciso: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
Questa risposta mi colpisce per la sua radicalità. È come se Gesù dicesse che questo amore va accolto, non si può rifiutare. Pietro allora si arrende e si apre completamente.
In questo dialogo vedo quanto sia difficile, ma necessario, lasciarsi amare da Gesù.
Piccoli segni, un dono immenso
Mi colpisce come Gesù scelga un gesto così semplice e quotidiano per esprimere un amore così grande. Lavare i piedi era una cosa normale, ordinaria, come per noi oggi togliersi le scarpe entrando in casa.
E lo stesso accade nelle altre letture. Nell’Esodo, il segno della salvezza è un agnello mangiato in famiglia, con il sangue sugli stipiti delle porte: un gesto semplice, domestico. Anche l’Eucaristia nasce da segni piccoli: pane e vino, che diventano il corpo e il sangue di Cristo.
Dio sceglie ciò che è piccolo, quotidiano, quasi banale, per comunicare un dono immenso e decisivo: la salvezza.
Dalla lavanda dei piedi al dono della vita
La lavanda dei piedi non è solo un gesto di servizio: è il segno di qualcosa di ancora più grande. Gesù, chinandosi davanti ai discepoli, mostra che è pronto a dare la sua vita per loro.
È un gesto “disarmato”, ma potentissimo: rivela un amore totale, fino alla morte. Lui, il Maestro e il Signore, si abbassa per far comprendere la profondità del suo amore.
“Fate anche voi così”: uno stile da imitare
Alla fine, Gesù compie quello che considero il suo ultimo grande colpo di genio: restituisce tutto a noi. “Vi ho dato l’esempio… anche voi fate così”.
Non si tratta solo di ammirare il gesto, ma di imitarlo. Gesù ci invita a trovare modi concreti, creativi, per esprimere l’amore. Non gesti straordinari, ma piccoli segni: un’attenzione, un regalo, un gesto semplice che dica “ti voglio bene”.
Questo stile è alla portata di tutti. Dare la vita può sembrare impossibile, ma compiere piccoli gesti d’amore è qualcosa che ciascuno può fare.
L’amore possibile anche nelle situazioni difficili
So bene che nelle nostre famiglie esistono situazioni difficili, ferite profonde, relazioni bloccate. A volte sembra impossibile ricominciare.
Eppure, proprio lì, sono chiamato a credere che un piccolo gesto può riaprire la strada. Un segno semplice può dire che è ancora possibile volersi bene, ripartire dall’essenziale.
L’amore, anche quando è piccolo, porta salvezza.
Un compito per tutti: diventare imitatori di Cristo
Questo invito riguarda tutti: sacerdoti, genitori, nonni, bambini. Nessuno è escluso. Ognuno è chiamato a trovare un modo “geniale”, alla maniera di Gesù, per rendere visibile l’amore.
Forse significa chinarsi, farsi piccoli, servire. Ma proprio lì si trova la gioia: nel sentirsi imitatori del Maestro e Signore, nel vivere uno stile che rende bella la vita e le relazioni.
E questo è il dono più grande che porto con me da questa celebrazione.
Anche quest’anno ci ritroviamo a vivere il triduo pasquale dentro un tempo profondamente drammatico. La logica della guerra, della violenza e delle armi sembra dominare tutto, generando angoscia. Ripensando agli anni passati, mi accorgo che non è una novità: abbiamo attraversato il tempo del Covid, la guerra in Ucraina, il 7 ottobre, il genocidio a Gaza, e ora nuovi conflitti come quello in Iran. A tutto questo si aggiungono le fatiche delle nostre famiglie e delle nostre vite personali.
Eppure, proprio dentro questo contesto, mi accorgo che le Scritture di oggi parlano esattamente di questa realtà: non la ignorano, ma la attraversano e la illuminano.
Un popolo oppresso, una comunità divisa, un cuore ferito
Rileggendo il libro dell’Esodo, vedo un popolo schiavo, oppresso, senza alcuna possibilità di liberazione con le proprie forze. Il nemico è troppo potente, e la situazione sembra senza via d’uscita.
Anche la comunità di Corinto, a cui Paolo scrive, vive una situazione difficile: divisioni, incomprensioni, incapacità persino di condividere la cena del Signore. Non c’è unità, ma frammentazione.
E nel Vangelo, Gesù si trova in un momento drammatico: è alla fine della sua vita, tradito, con il male già all’opera nel cuore di Giuda. Questo è il clima: tensione, fragilità, oscurità. Un clima che riconosco anche nei nostri cuori.
La lavanda dei piedi: un gesto sorprendente
Dentro questa situazione, Gesù compie un gesto che mi sorprende ogni volta: la lavanda dei piedi. È come un colpo di scena, una genialità che spiazza i discepoli.
Gesù vuole dimostrare quanto li ama, e sceglie di farlo in modo concreto e inatteso. Si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, un catino e si mette a lavare i piedi ai suoi discepoli. Si fa servo, si china, li tocca, li purifica, li prepara.
Questo gesto rivela un amore fino alla fine, un amore che non si limita alle parole ma si traduce in azione. Gesù si abbassa fino a diventare il più piccolo, il più umile.
La resistenza di Pietro e l’urgenza di accogliere
Di fronte a questo gesto, Pietro reagisce: non riesce ad accettarlo. È troppo forte, troppo sconvolgente. Ma Gesù è deciso: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”.
Questa risposta mi colpisce per la sua radicalità. È come se Gesù dicesse che questo amore va accolto, non si può rifiutare. Pietro allora si arrende e si apre completamente.
In questo dialogo vedo quanto sia difficile, ma necessario, lasciarsi amare da Gesù.
Piccoli segni, un dono immenso
Mi colpisce come Gesù scelga un gesto così semplice e quotidiano per esprimere un amore così grande. Lavare i piedi era una cosa normale, ordinaria, come per noi oggi togliersi le scarpe entrando in casa.
E lo stesso accade nelle altre letture. Nell’Esodo, il segno della salvezza è un agnello mangiato in famiglia, con il sangue sugli stipiti delle porte: un gesto semplice, domestico. Anche l’Eucaristia nasce da segni piccoli: pane e vino, che diventano il corpo e il sangue di Cristo.
Dio sceglie ciò che è piccolo, quotidiano, quasi banale, per comunicare un dono immenso e decisivo: la salvezza.
Dalla lavanda dei piedi al dono della vita
La lavanda dei piedi non è solo un gesto di servizio: è il segno di qualcosa di ancora più grande. Gesù, chinandosi davanti ai discepoli, mostra che è pronto a dare la sua vita per loro.
È un gesto “disarmato”, ma potentissimo: rivela un amore totale, fino alla morte. Lui, il Maestro e il Signore, si abbassa per far comprendere la profondità del suo amore.
“Fate anche voi così”: uno stile da imitare
Alla fine, Gesù compie quello che considero il suo ultimo grande colpo di genio: restituisce tutto a noi. “Vi ho dato l’esempio… anche voi fate così”.
Non si tratta solo di ammirare il gesto, ma di imitarlo. Gesù ci invita a trovare modi concreti, creativi, per esprimere l’amore. Non gesti straordinari, ma piccoli segni: un’attenzione, un regalo, un gesto semplice che dica “ti voglio bene”.
Questo stile è alla portata di tutti. Dare la vita può sembrare impossibile, ma compiere piccoli gesti d’amore è qualcosa che ciascuno può fare.
L’amore possibile anche nelle situazioni difficili
So bene che nelle nostre famiglie esistono situazioni difficili, ferite profonde, relazioni bloccate. A volte sembra impossibile ricominciare.
Eppure, proprio lì, sono chiamato a credere che un piccolo gesto può riaprire la strada. Un segno semplice può dire che è ancora possibile volersi bene, ripartire dall’essenziale.
L’amore, anche quando è piccolo, porta salvezza.
Un compito per tutti: diventare imitatori di Cristo
Questo invito riguarda tutti: sacerdoti, genitori, nonni, bambini. Nessuno è escluso. Ognuno è chiamato a trovare un modo “geniale”, alla maniera di Gesù, per rendere visibile l’amore.
Forse significa chinarsi, farsi piccoli, servire. Ma proprio lì si trova la gioia: nel sentirsi imitatori del Maestro e Signore, nel vivere uno stile che rende bella la vita e le relazioni.
E questo è il dono più grande che porto con me da questa celebrazione.