
16 March 2026
La guerra distrugge, Dio ricrea - Omelia lunedì 4a settimana di quaresima
Il podcast di don Andres Bergamini
About
Questo funzionario pagano si avvicina a Gesù per chiedergli di scendere a Cafarnao e guarire suo figlio. È una situazione profondamente drammatica: forse non c’è niente di più doloroso di un figlio che sta per morire. Quando accade qualcosa del genere, sembra che tutto crolli. Il figlio rappresenta il futuro, la gioia, la speranza di una famiglia; e quando il futuro sembra spegnersi, anche il cuore dei genitori si riempie di angoscia.
A questa immagine affianco anche quella delle situazioni di guerra di cui parlano sia il profeta Isaia sia il Salmo. La guerra distrugge le vite quotidiane delle persone: i nemici esultano, le città vengono devastate, le case costruite con fatica vengono abitate da altri, i campi coltivati con sacrificio sono raccolti da chi non li ha seminati. È come se tutto il lavoro e l’impegno di una vita venissero improvvisamente cancellati. Il futuro, che sembrava costruito passo dopo passo, appare improvvisamente spezzato.
Purtroppo questa realtà non appartiene soltanto al passato. Anche oggi assistiamo a guerre e violenze che sconvolgono il mondo: dall’Ucraina alla Terra Santa, dal Medio Oriente fino ai terribili attacchi che colpiscono altre nazioni. Sono situazioni che mirano a distruggere e a rovinare, e che, pur essendo spesso giustificate da ragioni di difesa o di conquista, lasciano in noi un grande sgomento.
La promessa di Dio: nuovi cieli e nuova terra
In questo contesto così oscuro, la Parola di Dio ci offre una luce straordinaria. Il profeta Isaia annuncia una promessa di Dio: «Io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente». Questo passato che non verrà più ricordato è proprio il passato grigio della guerra, della distruzione e della morte.
Quello che mi colpisce molto è l’espressione: «quello che sto per creare». Qui si rivela un volto di Dio che non è assente dalla storia, ma è continuamente all’opera. Dio sta creando qualcosa di nuovo. Non è fermo, non è lontano: sta operando proprio dentro la storia degli uomini.
Questa creazione non riguarda soltanto grandi eventi straordinari. Si manifesta anche nelle realtà semplici della vita: un figlio che nasce, una famiglia che cresce, una casa costruita con amore. Ogni volta che l’uomo costruisce qualcosa di buono, in qualche modo partecipa a questa opera creatrice di Dio.
Il profeta lo esprime con immagini molto concrete: gli uomini costruiranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. È la promessa di una vita finalmente stabile, dove il lavoro e l’impegno non saranno più vanificati dalla violenza o dalla distruzione.
Guardare all’oggi di Dio
Questa parola ci invita a non restare prigionieri del passato. Non siamo chiamati a fissare lo sguardo su ciò che è stato distrutto o su ciò che abbiamo perduto, ma su ciò che Dio sta facendo oggi.
Anche quando attraversiamo momenti difficili — perfino quando viviamo un lutto profondo — siamo invitati a rinnovare la nostra fiducia in Dio. Il Signore continua a creare anche oggi: nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni, nelle piccole cose della vita quotidiana.
La fede diventa allora uno sguardo rivolto al presente. Dio non promette soltanto un futuro lontano, ma opera già ora, nell’oggi della nostra esistenza. Ci chiede di accorgerci di questa sua opera nascosta e di fidarci di ciò che sta facendo.
La fede del funzionario
È proprio quello che accade nel Vangelo con il funzionario che chiede la guarigione per suo figlio. Quest’uomo desidererebbe che Gesù scendesse fino a Cafarnao per guarire il ragazzo. Sarebbe la soluzione più evidente, la risposta che lui immagina.
Ma Gesù gli dice semplicemente: «Va’, tuo figlio vive».
In quel momento il funzionario deve compiere un atto di fede. Non vede il miracolo, non ha prove immediate. Eppure si fida della parola di Gesù e torna a casa.
Questo gesto diventa un esempio anche per noi. Anche noi siamo chiamati a fidarci della parola del Signore, anche quando non vediamo subito il risultato. La fede è proprio questo: camminare sostenuti dalla fiducia nella parola di Dio.
Il Dio che ha attraversato la morte
La nostra fiducia non è cieca o ingenua. Essa si fonda su un fatto decisivo: Dio stesso ha attraversato la morte.
Gesù si è consegnato ai suoi carnefici, è stato crocifisso ed è morto sulla croce. E proprio attraverso quella morte è passata la vittoria della vita.
Ci stiamo avvicinando al Triduo pasquale, e questo tempo ci aiuta a comprendere che non dobbiamo fermarci davanti alla distruzione o alla morte. La Pasqua ci ricorda che Dio ha il potere di trasformare tutto, di creare vita anche dove sembra esserci soltanto fine e rovina.
La sua è una creazione nuova: una creazione di risurrezione e di guarigione.
Costruire il Regno nella vita quotidiana
Alla luce di questa speranza siamo chiamati a vivere l’oggi con fiducia. Il Regno di Dio cresce lentamente, passo dopo passo, anche attraverso i gesti più semplici della nostra vita.
Ogni atto di servizio, ogni gesto di affetto, ogni cura offerta agli altri diventa una piccola partecipazione alla costruzione di questo Regno.
È un Regno che spesso rimane nascosto, che non si impone con forza o con violenza. Tuttavia è reale ed è già presente in mezzo a noi.
Per questo nella preghiera diciamo: «Venga il tuo Regno». E ricordiamo anche le parole di Gesù: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli». Essere poveri in spirito significa riconoscersi piccoli davanti a Dio, senza pretendere di controllare tutto, ma affidandosi a Lui con fiducia.
Affidare a Dio le nostre difficoltà
Alla fine, la Parola di Dio ci invita a un atteggiamento molto semplice ma profondo: affidare a Lui le nostre pene e le nostre difficoltà.
Possiamo portare davanti al Signore le nostre paure, le nostre sofferenze, le situazioni che ci sembrano senza soluzione. Possiamo consegnargli tutto, con la fiducia che Egli continua a creare anche dentro le nostre storie ferite.
Il Dio della Bibbia non è un Dio che distrugge o impone con violenza. È il Dio che crea, che ricrea, che fa nascere vita nuova.
E proprio a questo Dio possiamo affidarci con fiducia.
A questa immagine affianco anche quella delle situazioni di guerra di cui parlano sia il profeta Isaia sia il Salmo. La guerra distrugge le vite quotidiane delle persone: i nemici esultano, le città vengono devastate, le case costruite con fatica vengono abitate da altri, i campi coltivati con sacrificio sono raccolti da chi non li ha seminati. È come se tutto il lavoro e l’impegno di una vita venissero improvvisamente cancellati. Il futuro, che sembrava costruito passo dopo passo, appare improvvisamente spezzato.
Purtroppo questa realtà non appartiene soltanto al passato. Anche oggi assistiamo a guerre e violenze che sconvolgono il mondo: dall’Ucraina alla Terra Santa, dal Medio Oriente fino ai terribili attacchi che colpiscono altre nazioni. Sono situazioni che mirano a distruggere e a rovinare, e che, pur essendo spesso giustificate da ragioni di difesa o di conquista, lasciano in noi un grande sgomento.
La promessa di Dio: nuovi cieli e nuova terra
In questo contesto così oscuro, la Parola di Dio ci offre una luce straordinaria. Il profeta Isaia annuncia una promessa di Dio: «Io creo nuovi cieli e nuova terra; non si ricorderà più il passato, non verrà più in mente». Questo passato che non verrà più ricordato è proprio il passato grigio della guerra, della distruzione e della morte.
Quello che mi colpisce molto è l’espressione: «quello che sto per creare». Qui si rivela un volto di Dio che non è assente dalla storia, ma è continuamente all’opera. Dio sta creando qualcosa di nuovo. Non è fermo, non è lontano: sta operando proprio dentro la storia degli uomini.
Questa creazione non riguarda soltanto grandi eventi straordinari. Si manifesta anche nelle realtà semplici della vita: un figlio che nasce, una famiglia che cresce, una casa costruita con amore. Ogni volta che l’uomo costruisce qualcosa di buono, in qualche modo partecipa a questa opera creatrice di Dio.
Il profeta lo esprime con immagini molto concrete: gli uomini costruiranno case e le abiteranno, pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. È la promessa di una vita finalmente stabile, dove il lavoro e l’impegno non saranno più vanificati dalla violenza o dalla distruzione.
Guardare all’oggi di Dio
Questa parola ci invita a non restare prigionieri del passato. Non siamo chiamati a fissare lo sguardo su ciò che è stato distrutto o su ciò che abbiamo perduto, ma su ciò che Dio sta facendo oggi.
Anche quando attraversiamo momenti difficili — perfino quando viviamo un lutto profondo — siamo invitati a rinnovare la nostra fiducia in Dio. Il Signore continua a creare anche oggi: nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni, nelle piccole cose della vita quotidiana.
La fede diventa allora uno sguardo rivolto al presente. Dio non promette soltanto un futuro lontano, ma opera già ora, nell’oggi della nostra esistenza. Ci chiede di accorgerci di questa sua opera nascosta e di fidarci di ciò che sta facendo.
La fede del funzionario
È proprio quello che accade nel Vangelo con il funzionario che chiede la guarigione per suo figlio. Quest’uomo desidererebbe che Gesù scendesse fino a Cafarnao per guarire il ragazzo. Sarebbe la soluzione più evidente, la risposta che lui immagina.
Ma Gesù gli dice semplicemente: «Va’, tuo figlio vive».
In quel momento il funzionario deve compiere un atto di fede. Non vede il miracolo, non ha prove immediate. Eppure si fida della parola di Gesù e torna a casa.
Questo gesto diventa un esempio anche per noi. Anche noi siamo chiamati a fidarci della parola del Signore, anche quando non vediamo subito il risultato. La fede è proprio questo: camminare sostenuti dalla fiducia nella parola di Dio.
Il Dio che ha attraversato la morte
La nostra fiducia non è cieca o ingenua. Essa si fonda su un fatto decisivo: Dio stesso ha attraversato la morte.
Gesù si è consegnato ai suoi carnefici, è stato crocifisso ed è morto sulla croce. E proprio attraverso quella morte è passata la vittoria della vita.
Ci stiamo avvicinando al Triduo pasquale, e questo tempo ci aiuta a comprendere che non dobbiamo fermarci davanti alla distruzione o alla morte. La Pasqua ci ricorda che Dio ha il potere di trasformare tutto, di creare vita anche dove sembra esserci soltanto fine e rovina.
La sua è una creazione nuova: una creazione di risurrezione e di guarigione.
Costruire il Regno nella vita quotidiana
Alla luce di questa speranza siamo chiamati a vivere l’oggi con fiducia. Il Regno di Dio cresce lentamente, passo dopo passo, anche attraverso i gesti più semplici della nostra vita.
Ogni atto di servizio, ogni gesto di affetto, ogni cura offerta agli altri diventa una piccola partecipazione alla costruzione di questo Regno.
È un Regno che spesso rimane nascosto, che non si impone con forza o con violenza. Tuttavia è reale ed è già presente in mezzo a noi.
Per questo nella preghiera diciamo: «Venga il tuo Regno». E ricordiamo anche le parole di Gesù: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei cieli». Essere poveri in spirito significa riconoscersi piccoli davanti a Dio, senza pretendere di controllare tutto, ma affidandosi a Lui con fiducia.
Affidare a Dio le nostre difficoltà
Alla fine, la Parola di Dio ci invita a un atteggiamento molto semplice ma profondo: affidare a Lui le nostre pene e le nostre difficoltà.
Possiamo portare davanti al Signore le nostre paure, le nostre sofferenze, le situazioni che ci sembrano senza soluzione. Possiamo consegnargli tutto, con la fiducia che Egli continua a creare anche dentro le nostre storie ferite.
Il Dio della Bibbia non è un Dio che distrugge o impone con violenza. È il Dio che crea, che ricrea, che fa nascere vita nuova.
E proprio a questo Dio possiamo affidarci con fiducia.