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Grafica Veneta diventa la prima azienda di stampa in Europa (e tra le prime 4 al mondo)
19 October 2026

Grafica Veneta diventa la prima azienda di stampa in Europa (e tra le prime 4 al mondo)

Focus economia

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Il gruppo (celebre, tra le altre cose, per aver stampato i libri della saga di Harry Potter e le biografie di Barack e Michelle Obama) ha annunciato, attraverso la controllata GV Group, l’acquisizione delle britanniche CPI Books e CPI Antony Rowe, operazione che quasi raddoppia le dimensioni del gruppo, ne consolida il primato europeo nella stampa libraria e ne rafforza il ruolo tra i principali operatori mondiali del settore. Da anni il gruppo guardava alle attività del gruppo CPI, che insieme valgono circa 150 milioni di euro di fatturato e producono oltre 100 milioni di libri all’anno. Dopo un 2026 atteso in chiusura attorno ai 350 milioni di euro di ricavi, la previsione è di superare quota 400 milioni nel 2027 grazie anche al contributo delle attività britanniche appena acquisite.  Oltre alla sede storica di Grafica Veneta a Trebaseleghe, GV Group controlla Lake Book Manufacturing nell’area di Chicago, PA Hutchison Company in Pennsylvania e ora le attività britanniche di CPI Books e CPI Antony Rowe. Complessivamente il gruppo arriva a dieci stabilimenti e circa 1.800 dipendenti tra Europa e Stati Uniti, con una capacità produttiva superiore a 400 milioni di libri all’anno, generando un business ormai sbilanciato per l’80% sui mercati anglofoni. Ne parliamo con Fabio Franceschi, presidente di SoFiGraf. 

I punti deboli delle obbligazioni Ai stanno diventando più evidenti

Secondo il Wall Street Journal, i mercati sembrano concentrarsi sempre di più sui rischi a cui sono esposte alcune delle aziende impegnate nella corsa alla potenza di calcolo necessaria per l’intelligenza artificiale. Gli investitori appaiono invece meno preoccupati per i data center destinati a ospitare le infrastrutture tecnologiche. Se nel mercato azionario gli investitori guardano soprattutto alle prospettive di crescita, in quello obbligazionario l’attenzione si concentra principalmente su ciò che potrebbe andare storto. Per questo, le differenti valutazioni espresse dal mercato del credito sui diversi segmenti della filiera dell’intelligenza artificiale possono offrire indicazioni preziose sui rischi ritenuti più significativi dagli investitori. «Non bisogna considerare il settore dell’intelligenza artificiale come un unico grande comparto all’interno del mercato del credito», osserva Lotfi Karoui, stratega multi-asset di Pimco. «Gli investitori faranno delle distinzioni». Una tendenza emersa chiaramente la scorsa settimana, quando le obbligazioni di CoreWeave, società che fornisce potenza di calcolo alle aziende attive nell’intelligenza artificiale e ad altri clienti, hanno registrato un forte calo. CoreWeave è uno dei nuovi operatori del mercato del cloud computing, appartenente alla categoria dei cosiddetti neocloud, società specializzate nell’offerta di capacità di calcolo per l’intelligenza artificiale che competono con colossi come Amazon e Microsoft. Proprio come questi giganti tecnologici, anche CoreWeave ha una necessità crescente di data center in cui ospitare le proprie infrastrutture. Per finanziare la costruzione di queste strutture si è registrata una forte accelerazione delle emissioni obbligazionarie. Dall’inizio dell’anno al 16 ottobre, le società attive nel settore dei data center hanno raccolto oltre 100 miliardi di dollari sul mercato obbligazionario denominato in valuta statunitense. Una cifra che rappresenta circa il 25% delle emissioni obbligazionarie lorde legate all’intelligenza artificiale, contro il 16% registrato l’anno precedente, secondo i dati di Dealogic e degli analisti del credito di Goldman Sachs. Il commento di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale Ucapital.com

La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburanti: 8km di coda sull’A1, riapre snodo A30

È un lunedì di caccia ai carburanti e ai prodotti freschi, soprattutto ortofrutticoli e caseari. Piccole botteghe e grandi supermercati subiscono il quarto giorno di blocco degli autotrasportatori. Le modalità sono diverse ma hanno un obiettivo comune: alzare l’attenzione sulla crisi che sta colpendo il settore e che, senza un intervento del governo, porterà a un fermo nazionale del trasporto su gomma, come annunciato la scorsa settimana da alcune sigle. "Non avremo i miliardi, ma sicuramente delle risposte saremo in grado di darle". Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini annuncia per domani due incontri con gli autotrasportatori, alle 10 in prefettura con le sigle nazionali e alle 15 al provveditorato con quelle locali. Ne parla durante una conferenza stampa nella sede della Lega in via Bellerio a Milano, spiegando di essere in contatto con i presidi in Campania, Puglia, Sicilia, Basilicata e Calabria e con chi sta bloccando l'autostrada A1. "Cercheremo di fare tutto il possibile sbloccando fondi già esistenti e rallentati per motivi burocratici e mettendo altri soldi", afferma. Interpellato sull'applicazione agli autotrasportatori delle norme contro i blocchi stradali, risponde: "La legge attualmente è in vigore per chiunque faccia qualunque lavoro". Salvini sottolinea di non volersi sostituire alle forze dell'ordine e auspica un percorso che riduca la pressione sulla viabilità, ricordando le conseguenze dei blocchi per agricoltori, distributori, commercianti e cittadini. "Capisco le richieste di tutti. Però è mio dovere stemperare", conclude. Facciamo il punto con Claudio Donati, segretario generale di Assotir.